mercoledì 29 dicembre 2010

la fotografia più bella della rivolta studentesca di Londra

Sappiamo tutti di quello che è successo a Londra, una manifestazione molto dura degli studenti nel pieno centro della città, a Trafalgar Square e nell'area del Parlamento, motivata dall'innalzamento delle rette universitarie. Una cosa simile sta succedendo anche in Italia, in seguito alla discussione della riforma Gelmini.
Molte fotografie hanno documentato quella giornata, gli scontri, i tentativi di contenimento della polizia, le azioni pittoresche degli studenti, le violenze, ma ce n'è una che ha una potenza e una capacità di comunicazione così elevate da assurgere a simbolo.

La fotografia più bella della rivolta studentesca di Londra, una studentessa dal look androgeno, con i capelli biondi e vestita di bianco, un bianco sporcato dagli scontri della giornata, si erge in piedi sulla barriera che la separa dal blocco della polizia, senza armature, senza protezioni e li guarda dall'alto.

Una scultura come icona della libertà.

di Oli Scarff, agenzia Getty Images

sabato 25 dicembre 2010

le visioni stereotipiche di František Krátký

Dopo aver visto la mostra "ITALIA 1897: visioni stereotipiche di František Krátký" all'auditorium del duomo di Firenze, ho cominciato a studiare e ricercare informazioni su questo interessante fotografo boemo.

Prato della Valle, Padova

Era l'Aprile del 1897 quando František Krátký (1851-1924), fotografo e viaggiatore di origine praghese, giunse in Italia per ritrarre, in un viaggio di tre mesi, il patrimonio italiano artistico e culturale con fotografie straordinarie che ancora oggi, a distanza di tempo, ne fanno trapelare lo spirito più intimo, anche attraverso l'uso di una attrezzatura che per allora era all'avanguardia. Il suo talento era così sviluppato da  riuscire realmente a trasmettere, attraverso i suoi scatti, l'anima del luogo, sempre così legato all'uomo, ai suoi abitanti, che spesso Krátký criticava come “rozzi”, ma che in fondo considerava simpatici e allegri. Il suo principale scopo era quindi quello di documentare lo stretto connubio tra il “posto” e coloro che lo vivevano, mostrando attraverso la fotografia le molteplici realtà del tempo: una testimonianza preziosissima, quando i concetti del viaggiare e osservare avevano realmente significati tra loro intimamente collegati.

lunedì 20 dicembre 2010

il romanticismo di Josef Sudek: Praga, alberi e altri oggetti

Josef Sudek è un fotografo cecoslovacco vissuto tra il 1896 e il 1975. E' considerato uno dei maestri dello scorso secolo e con un carriera di sessantacinque anni ha insegnato un modo di fare fotografia di cui vorrei parlarvi.

Cattedrale di San Vito, 1924-28, Josek Sudek
Il romantico scorcio della sua Praga che dall'alto del campanile di San Vito si veste di un senso quasi surreale e di una bellezza che rivelano un grande amore per la sua città e la sue mutevole vesti gotiche, rinascimentali e barocche.
Durante la prima guerra mondiale perse il braccio destro, ma questo non gli impedì di proseguire la sua attività, anche se gliela rese decisamente più difficoltosa e lenta.
"C'è sempre la musica", era solito affermare, anche nei momenti peggiori. Immerso nel suo mondo e tra i suoi amici artisti più stretti come il musicista Janáček.

Era solito aggirarsi con un vecchio e ingombrante apparecchio per i giardini e i ponti di Praga e attendere anche per anni, il momento giusto per scattare le sue fotografie.
Nasce così la serie all'interno della cattedrale di San Vito, i bagliori che disegnano architetture con la luce, le ampie zone scure e il silenzio di uno spazio non finito. Era ancora in costruzione la cattedrale, da ben sei secoli e si racconta che Sudek aspettasse il giorno in cui sapeva che la luce entrava nella direzione giusta e poco prima di scattare, correva in sù e giù per le navate alzando la polvere e creando quel pulviscolo per intrappolare la luce.. Si scorge una spiritualità della visione, come una bellezza colta con l'estasi dell'osservare.

mercoledì 15 dicembre 2010

I paesaggi della Florida visti dall'alto

Mi sono imbattuto in una serie di fotografie dall'alto dei paesaggi del sud-ovest della Florida.
Sono tutte immagini scattate da satellite e fornite da Google Maps, raccolte e selezionate dal Boston.com (versione online di The Boston Globe).

clicca per ingrandire

Le fotografie sono accessibili a tutti i curiosi che si vogliono divertire a navigare sul paesaggio urbanizzato di questo pezzo di Stati Uniti.

giovedì 9 dicembre 2010

Kevin Carter, quando la fotografia pesa come un macigno

Chi è Kevin Carter?
Inizia come fotografo di sport per poi cominciare a lavorare Johannesburg per raccontare l'apartheid.

Mi ha molto colpito la sua storia, che è la storia di una vita, perché fa riflettere sul potere di quello che vediamo e di quanto in profondità scava nel nostro animo. E più l'animo è puro e onesto, più la ferita si immerge nel profondo.

Stiamo parlando di fotogiornalismo, quello vero, crudo e di etica nella fotografia, del ritratto di un mondo terribile ma che qualcuno deve fare.
Stavolta non mi scaglierò contro la durezza delle immagini per difenderle dalla malattia dilagante dell'indifferenza, stavolta vi beccate tutta la durezza di Kevin perché nelle sue foto c'è la sua vita e i motivi della sua esistenza.

giovedì 2 dicembre 2010

l'arte effimera di Ma Liang

Torno a parlare della fotografia cinese, sicuramente una delle più interessanti in questo periodo.
Tra i molti fotografi del grande impero che stanno invadendo l'occidente, mi sono occupato di Liu Bolin (e delle sue trasformazioni camaleontiche) e presto vi parlerò anche di Yang Yongliang.

Ma questa è la volta di Ma Liang.

"Portrait of Mephisto", Ma Liang

Con l'esposizione italiana alla galleria CO2 di Roma (qui i dettagli della mostra) dove presenta la sua "The Unexpected World" abbiamo riscoperto la meraviglia di fronte ad una fotografia vivace e varia.
Avvicinandosi di più...

sabato 27 novembre 2010

Fermarsi a guardare

"funerale della visione", 2010, Sandro Rafanelli

Un interessante articolo sul New York Times discute dell'incapacità e la superficialità nell'osservare le opere d'arte.
Il giornalista nota che quasi tutti i visitatori di musei e gallerie si soffermano pochi secondi di fronte alle opere e perdono il poco tempo che gli dedicano scattando frettolose (e aggiungo inutili) fotografie.

martedì 23 novembre 2010

Bernd & Hilla Becher

Sono due fotografi tedeschi, Bernd & Hilla Becher, legati all'arte concettuale e divenuti famosi per le fotografie in bianco e nero di strutture di archeologia industriale e una composizione strutturata sempre in modo rigido e rigoroso.

Bernd & Hilla Becher

Voglio proporvi il loro lavoro non perché poco conosciuto, anzi, per i vari riconoscimenti ricevuti sono stati tra gli artisti più influenti della seconda metà dello scorso secolo, ma per l'attenzione compositiva e l'imponente opera di documentazione di un passato industriale che merita di essere ricordato.

Alcuni grandi fotografi sono stati influenzati dal loro lavoro, come Andreas Gursky, Thomas Ruff, Elger Esser (del quale parlo in il paesaggio rarefatto di Elger Esser), Thomas Struth e Candida Höfer (della quale parlo in Candida Hofer e il concetto dello spazio sociale).

E' quasi una visione nostalgica la loro, nel tentativo di immortalare un'architettura della Germania che stava scomparendo. Sono riusciti proprio nel momento in cui stava per andare distrutta, catalogando in maniera quasi maniacale tutte le diverse tipologie di costruzioni, categorizzate per funzionalità e somiglianze. Inquadratura sempre centrale, orizzonte basso e cielo atono, con le immagini accostate in una griglia come se si trattassero di provini.

venerdì 19 novembre 2010

Gregory Thielker, questa non è una fotografia

painting by Gregory Thielker

Non si tratta di affascinanti fotografie, questi sono dipinti.
L'autore di questi quadri è Gregory Thielker, che riproduce a tempera, ma con realismo fotografico, quello che si vede attraverso un parabrezza rigato dalla pioggia.

lunedì 15 novembre 2010

qualche appunto di storia del pittorialismo fotografico

"Fading Away", 1858, Henry Peach Robinson

Il pittorialismo in fotografia ebbe un periodo piuttosto breve di successo, ma dopo la sua caduta fu bistrattato e spesso relegato in secondo piano, bollato come arte povera e dissimulazione effimera.

Il pittorialismo è stato riscoperto e comincia a essere rivalutato, forse anche merito dell'avvento del digitale, che ha aperto il campo alla fotografia di massa. Un po' lo stesso fenomeno che ha caratterizzato il suo breve successo alla fine del 1800. Come allora anche adesso le polemiche sul pittorialismo si rinnovano, quindi vediamo di trarre lezione dai nostri illustri antenati che come noi si avventuravano in sperimentazioni e come noi si dibattevano alla ricerca del bello.

giovedì 11 novembre 2010

Chris Rain e la camera oscura del sogno

La sensibilità e ispirazione lo hanno condotto a creare immagini sognanti, mondi immaginari e visioni fuori dal tempo usando in modo creativo la camera oscura.
In questo articolo parlerò dell'originale lavoro di Chris Rain.

I "paesaggi dei sogni", le sovrapposizioni affascinanti e allo stesso tempo angoscianti si installano su un incerto equilibrio tra sogno e realtà, incubi e paure, desideri e fantasie che si fanno materia con l'uso sapiente della manipolazione in un bianco e nero di rara bellezza.

dalla serie "I am the snow", 2009, Chris Rain

Personalmente trovo le sue immagini così belle, così dense di significati, ma anche così inafferrabili e struggenti che non saprei usare parole migliori delle sue, che riporto qui sotto.

lunedì 8 novembre 2010

il pittorialismo e il surrogato della fotografia

"Ladies Orchestra", Jan Saudek (2001)

Ritorno sul discorso delle elaborazioni fotografiche (polaroid, hipstamatic, holga, fusione di elementi pittorici...), aggiungendo qualche elemento per spostare l'attenzione su una riflessione più ampia.
Avevo accennato ad una caratteristica distintiva, il pittorialismo, ma qui lascio spazio alle parole di Luigi Ghirri che si esprimeva così in proposito:

"Cosa significa il pittorialismo in fotografia? Scimmiottare attraverso un'arte un'altra arte. Così facendo la fotografia diventa una specie di pittura di serie B o di pittura fatta con la macchina fotografica, il che non sempre ha esiti straordinari, sia sul piano visivo che sul piano della ricerca."

venerdì 5 novembre 2010

architettura (im)possibile

Quando la realtà supera la fantasia.

“Roads Ministry” (Tbilisi, Georgia, 1975) © Frederic Chaubin

Dunque che ho trovato la risposta alla domanda con cui avevo concluso il post "Architettura impossibile".

I rendering fotografici di Philip Dujardin stavolta sono superati dalle fotografie reali di Frederic Chaubin provenienti da remote regioni della Russia. Ma io aggiungerei più che "superati", distaccati!
Basta dare un'occhiata a queste immagine per capire che in Georgia, Ucraina, Lituania, Russia, Bielorussia, i palazzi grigi e austeri del regime sovietico lasciano lo spazio a costruzioni che sembrano uscite da una pellicola di fantascienza, sicuramente ancora opprimenti e, allo stesso modo, mostruosamente invasive.

martedì 2 novembre 2010

l'arte al servizio della tecnica

"è solo niente", 2008, Sandro Rafanelli

Molta della fotografia che vediamo in giro segue la moda del momento, le ultime tendenze in fatto di elaborazione delle immagini, di ritocco, di recupero di vecchi stili fotografici.

Solo il tempo alla fine decreterà se una moda riesce a lasciare un segno oppure scomparire senza traccia. Non possiamo però attendere che tutto scorra senza giudicare. Abbiamo una visione limitata perché legati al presente o siamo in grado di far tesoro del passato per giudicare profeticamente quello che verrà. Forse proprio questa novità è così barbarica (nel senso positivo che intende Baricco) che non esiste ancora il modo per giudicarla.

sabato 30 ottobre 2010

Ritratti enormi sui muri di tutto il mondo

dalla serie "Women are Heroes" - Kibera, Nairobi, Kenya - 2008, photo by JR

E' notizia di questi giorni che l'artista francese che si nasconde dietro lo pseudonimo JR ha vinto il TED Prize 2011.
Il fotografo esibisce le sue opere nella più grande galleria del mondo, sopra i tetti di agglomerati urbani di paesi del terzo mondo, sulle facciate di baraccopoli sparse un po' in tutto il pianeta.
Il Technology Entertainment Design (TED) si pone l'obiettivo di dare visibilità ad idee originali che puntano "a cambiare il mondo".

mercoledì 27 ottobre 2010

la mia bella brutta effimera polaroid

"fuga nel sogno" (da Grido silenzioso), 2009, Sandro Rafanelli

A volte guardo queste immagini e mi sembrano tutte belle o... tutte brutte.
Vi racconto perché le nuove istantanee sono una fuga nel sogno.

Dopo la funesta decisione della casa madre di non produrre più rullini per le polaroid, forse come una sorta di riscossa è nata questa moda delle finte polaroid, immagini puramente digitali ma elaborate con effetti che simulano le vecchie stampe istantanee, nei loro pregi e difetti, dove proprio l'esaltazione di quest'ultimi diventa il segno distintivo.
Poi arrivano le hipstamatic, fotografie realizzate con un'applicazione per iPhone che simula la resa di una vasta gamma di vecchie pellicole e macchine fotografiche.

domenica 24 ottobre 2010

l'architettura impossibile

dalla serie "fictions" di Philip Dujardin

L'architettura impossibile ma verosimile di Philip Dujardin (www.filipdujardin.be) oltre a stupirci per il realismo dei suoi rendering di stampo prettamente fotografico, ci impone una riflessione sul paesaggio e come l'architettura si insedia su di esso.
Sempre più le archistar stampano il loro marchio distintivo su edifici sorprendenti, ma la loro attenzione nel disegno è spinta sempre più a cercare la sorpresa e li distrae dalla funzionalità che dovrebbero avere questi nuovi mausolei.

giovedì 21 ottobre 2010

le trasformazioni camaleontiche di Liu Bolin

Liu Bolin è un artista cinese che dipinge il suo corpo per simulare il paesaggio retrostante. Quindi si fotografa nell'ambiente mimetizzandosi con esso.
Con un punto di vista studiato e una divertente (e sicuramente impegnativa) ricostruzione dei fondali, dissimula la realtà ritraendosi e quindi nascondendosi. Un miscuglio di fotografia, pittura e body art che lo impegna fino a dieci ore per la preparazione.


Liu Bolin
"Io sto fermo ma c'è una protesta silenziosa, la protesta per la sopravvivenza, la protesta contro lo stato delle cose. Il mio lavoro è una sorta di promemoria, per ricordare alle persone ciò che la comunità in cui viviamo sembra davvero.

lunedì 18 ottobre 2010

dal buco della serratura

"la soglia", Sandro Rafanelli, 2010

Nel cinema erotico di Tinto Brass si spiava dal buco della serratura l'oggetto del desiderio. La serratura diventava un impedimento e al tempo stesso un accrescimento dell'eccitazione voyeristica.
Il soggetto, lo spogliarello oltre la fessura, era dunque il piacere che si amplificava attraverso la separazione e il sapere di non esser visti.

venerdì 15 ottobre 2010

la merda e la morte

l'escremento di McCarthy

L'ultima biennale della scultura di Carrara a mio avviso è stata davvero divertente e stimolante.
Voglio parlare principalmente di due opere prima delle altre, non perché più importanti o belle (anzi), ma perché sono le più simboliche. Sul resto ci tornerò sicuramente, perché sto preparando un lavoro con gli scatti che ho riportato e la stessa testata di questo blog è un frammento di quella esperienza.

La gigantesca cacca in travertino scuro di Paul McCarthy e il monumento funebre a Bettino Craxi di Maurizio Cattelan.

mercoledì 13 ottobre 2010

Cina, Foxconn e la rete per gli operai

Quando un'immagine racconta più di mille parole.
courtesy of REUTERS/Jason Lee

Guardate con attenzione questa fotografia.
Si tratta dello stabilimento cinese della Foxconn a Langfang, che costruisce componenti elettronici per Apple, HP e Dell. Un operaio passa sotto queste grandissime reti che sono state recentemente installate fuori dalla struttura.

domenica 10 ottobre 2010

la guerra con l'IPhone

photo by David Guttenfelder

Prima o poi doveva succedere e alla fine è successo.
Il titolo potrebbe far pensare a qualche nuova trovata di marketing della casa di Cupertino, ma qui si tratta proprio di quella guerra, quello spettacolo cruento e atroce che non si osserva certo con piacere.

David Guttenfelder, fotoreporter statunitense di Associated Press, segue i soldati americani in Afghanistan, racconta la loro vita nelle azioni di guerra e nei momenti di relax. Fin qui non sarebbe una notizia, ma lui lo fa con un comunissimo iPhone, utilizzando un'applicazione per trasformare le immagini in vecchie polaroid.

venerdì 8 ottobre 2010

la fotografia in corto

Concedetemi un po' di promozione, d'altronde è tutto fatto in casa!

Per chi fosse interessato, a Roma, domenica 10 ottobre a partire dalle ore 10 presso l'Istituto Superiore Antincendi (via del Commercio, 13a) si terrà la proiezione dell'associazione culturale PhotoCompetition, in occasione del festival Fotoleggendo.

Cinque "cortometraggi" di fotografi molto diversi tra loro (Emanuele Nardoni, Alessia Cerqua, Sergio Sbardellati e ci sono anch'io) che presentano lavori coinvolgenti.
Partendo dalla più americanizzata provincia italiana (Italian redneck), passando per l'indagine di una città complessa come Berlino (Metropolis) si finisce per lasciarsi ammaliare dal fascino del Rajasthan o dall'amara riflessione di "Piccole vite", per poi uscire turbati dall'incontro ravvicinato con "The Cameroun Game".

Vi aspetto a Roma.


video

martedì 5 ottobre 2010

la distanza a Private Flat

Segnalo la mia esposizione al festival di arte contemporanea Private Flat, che si svolgerà a Firenze nei giorni 8-9-10 ottobre.
Giunta alla 6° edizione, si tratta di una manifestazione con artisti italiani e internazionali che espongono in spazi privati, le case dei curatori o degli stessi artisti, senza alcun finanziamento pubblico.

"morire a metà" dalla serie "la distanza", 2010, Sandro Rafanelli

Il lavoro si intitola La distanza, si compone di 12 fotografie, in mostra una selezione di 8 pannelli.

domenica 3 ottobre 2010

Le fasi della vita di un fotografo

Qualche giorno fa mi sono imbattuto su un grafico davvero divertente, che descrive le fasi della vita di un fotografo.

E' spassoso ma anche terribilmente vero (!) constatare come varia nel tempo la percezione delle proprie capacità e del valore di quello che si realizza in relazione alle reali conoscenze. Si potrebbe applicare anche ad altre discipline.
Alla prima fase, dedicata ai fiori e gatti (ci siamo passati tutti...), in cui si pensa di essere dei Mapplethorpe nati, segue la prima batosta, poi la nuova fiducia nelle proprie possibilità, photoshop, i vari siti di condivisione foto e il culmine con "la fase HDR" che fa sentire di nuovo dei talenti.

giovedì 30 settembre 2010

la sequenza strana di Ghirri

"lo studio Morandi a Grizzana", 1989, Luigi Ghirri

Le fotografie di Luigi Ghirri hanno influenzato una generazione e la loro apparente semplicità si inserisce in un modo di pensare la fotografia che diventa un grande mosaico, un grande progetto di visione del mondo.
In questo passo Ghirri elenca quella strana sequenza di oggetti, comuni, quotidiani, ma sopratutto quei frammenti un po' misteriosi che si incastrano per delineare un paesaggio intimo e familiare.

lunedì 27 settembre 2010

passato nel presente

"Berlino. Zhukov sui gradini del Reichstag", Sergey Larenkov

Il fotografo russo Sergey Larenkov utilizza una tecnica che si chiama computational rephotography, che consiste nello scattare una foto precisamente dalla stessa angolazione e prospettiva di un'immagine già esistente, per poi sovrapporre le due immagini.

Larenkov ha lavorato su immagini storiche della seconda guerra mondiale di Berlino, Praga, Vienna e su quelle dell’assedio di Leningrado (oggi San Pietroburgo), sovrapponendole a immagini scattate sessantacinque anni dopo quelle originali.

sabato 25 settembre 2010

FALLO! (imperativo di "fare")

Penso che l'arte non debba guardare troppo a sè stessa, autorefenziarsi al punto da autoghettizzarsi e finire per ritagliarsi il suo nido ovattato nella società. L'arte deve ritornare a essere dirompente, a muovere e colpire per migliorare il mondo e la vita delle persone.
Non può permettersi di lasciare che l'inutilità e lo snobismo dell'intellighenzia la uccidano.

... l'arte torna a colpire.

mercoledì 22 settembre 2010

dov'è finita Biancaneve?

In Toscana, e finalmente anche a Firenze, l'arte comincia a togliersi di dosso un po' di polvere e riconquistarsi un primato che ha sempre avuto nella sua storia, ovvero essere al centro del dibattito, togliendo un po' di attenzione al noioso e deleterio gossip quotidiano.

Ecco una bella provocazione, divertente e a doppio taglio per chi non sa esserne all'altezza.

Si vede apparire una statuetta di Biancaneve sul Lungarno Vespucci di Firenze ad opera di un fantomatico gruppo chiamato i Pop Artisti Rinascimentali. Dopo poche ore i vigili del fuoco la stavano già rimuovendo...
A volte mi chiedo perchè ci mettono settimane a rimuovere i divani o i frigoriferi lasciati ai lati dei cassonetti, ma vabbè, forse l'arte (se così si può chiamare) fa più paura.

mercoledì 15 settembre 2010

Istinto o metodologia?

Trovo assolutamente perfetto questo scritto di Ferdinando Scianna, che con la sua colta e chiarissima dialettica discute di un punto fondamentale dell'approccio fotografico.

Quando si fotografa si fa d'istinto o in base ad una metodologia?

Questa domanda se la pongono tutti coloro che si avvicinano alla fotografia. Rispondere non è facile, sentiamo cosa dice uno dei più grandi fotografi italiani, Ferdinando Scianna, che ha risposto a questa domanda posta da un gruppo di studenti del SUPSI di Lugano il 21 febbraio 2003.

lunedì 13 settembre 2010

le coltivazioni di esseri umani

"Two million home for Mexico", Livia Corona

Mi ha colpito molto oggi scoprire il lavoro "Two Million Home" della fotografa messicana Livia Corona (www.liviacorona.com).

La Corona giustamente indaga il rapporto tra urbanizzazione e vivibilità, riflettendo sulle conseguenza della politica abitativa messicana dal 2001.

giovedì 9 settembre 2010

Non c'è ma si vede



Come tutti sappiamo, le alluvioni nel Pakistan hanno prodotto una marea di sfollati e l'emergenza viene definita di entità superiore a quella del terremoto del 2004 nell'oceano indiano.
Per scuotere un'opinione pubblica un po' addormentata, orde di fotografi e numerosi quotidiani stanno alzando il livello di drammaticità degli scatti inviati e pubblicati.

Un caso secondo me è la foto che figura in prima pagina sul Guardian di domenica 5 settembre, ormai divenuta un simbolo della tragedia.

martedì 7 settembre 2010

Quanta fatica...

"wearing another dress for you", 2009

Il caldo, lo stress e la stanchezza che si fa sentire prima della meritata pausa estiva.

Quale miglior momento per pensare più a fondo alla fotografia?
Mi è capitato recentemente di partecipare ad una lettura portfolio. Non voglio tralasciare il fatto che quasi sempre vincono serie fotografiche di taglio reportagistico/sociale, in luoghi di guerra e situazioni drammatiche o di distruzione. Non voglio tralasciare questo fastidio perché sebbene una qualche crescita e modernizzazione nel genere reportagistico si è anche vista negli ultimi anni, penso che la fotografia non si debba limitare solo a questo e non si debba sempre e per forza adagiare sul già comodamente e collettivamente approvato.
La fotografia concettuale merita uguale dignità e attenzione, anzi forse richiede maggiore attenzione e sforzo di comprensione per la sua natura difficile.

Mi è capitato di portare una serie fotografica concettuale (ma guarda un po'...) alla lettura di qualche critico fotografico.

venerdì 3 settembre 2010

La fotografia inganna

Quando ho visto la prima volta questa fotografia di Oliviero Toscani in bella mostra sul Corriere della Sera qualche dubbio mi era venuto, ma considerando la rispettabile iniziativa non ho approfondito, sebbene conoscessi piuttosto bene quella zona di Pisa.
Adesso leggendo questo articolo de Il Post scopro che il mio dubbio era fondato e che ho fatto male a non approfondire. La fotografia come riportato dall'autore del pezzo, non è falsa ma è falsata, perché utilizza un teleobiettivo che appiattisce tutto.

"...un capannone e tanto cemento che coprono la Piazza dei Miracoli, è una foto scattata con un teleobiettivo così potente che avrebbe potuto appiccicare il mare al monte, la Terra alla Luna (tra il capannone in primo piano e la Torre ci sono molte centinaia di metri e tra le altre cose una stazione ferroviaria, un paio di grandi parcheggi, una quantità di strade, un cimitero, molte case e giardini, una piazza, le mura urbane).Non è falsa, è falsata. Serve a farsi tornare un ragionamento che in sé è sacrosanto ma, proprio per questo, dovrebbe evitare semplificazioni e inganni."