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lunedì 3 gennaio 2011

un centesimo di secondo

Dato che spesso su questo blog mi occupo di etica nella fotografia, non potevo mancare anche io di segnalare un video che ha innescato molte polemiche tra gli addetti ai lavori.

Secondo Susan Sontag il fotografo vive una condizione simile a quella del turista che s'immerge in una realtà, anche dolorosa, con la consapevolezza di poterne uscire in qualsiasi momento, c'è un confine rassicurante che si può sempre attraversare tra "l'io" che osserva e "loro" che soffrono, una condizione di privilegio esistenziale che dà i brividi, per altri il fotoreporter è poco più di un entomologo che guarda gli esseri umani con distacco, senza una vera empatia con la realtà che sta documentando, la professionalità supera di molto l'umanità del suo sguardo.
Ma la stessa cosa si può dire del lettore e di chi usufruisce dell'informazione.



Lascio a voi i giudizi...

giovedì 9 dicembre 2010

Kevin Carter, quando la fotografia pesa come un macigno

Chi è Kevin Carter?
Inizia come fotografo di sport per poi cominciare a lavorare Johannesburg per raccontare l'apartheid.

Mi ha molto colpito la sua storia, che è la storia di una vita, perché fa riflettere sul potere di quello che vediamo e di quanto in profondità scava nel nostro animo. E più l'animo è puro e onesto, più la ferita si immerge nel profondo.

Stiamo parlando di fotogiornalismo, quello vero, crudo e di etica nella fotografia, del ritratto di un mondo terribile ma che qualcuno deve fare.
Stavolta non mi scaglierò contro la durezza delle immagini per difenderle dalla malattia dilagante dell'indifferenza, stavolta vi beccate tutta la durezza di Kevin perché nelle sue foto c'è la sua vita e i motivi della sua esistenza.