mercoledì 16 novembre 2011

Andreas Gursky, perché la sua foto è la più costosa della storia

L'asta di Christie's ha battuto la gigantesca fotografia di Andreas Gursky "Rhein II" per la cifra di 4.3 milioni di dollari.
E' diventata dunque la foto più costosa della storia.
Il cosiddetto popolo della rete si sta già facendo sentire, col suo solito ronzìo qualunquista, ma secondo me questa immagine è un capolavoro, vi spiego perché e la sua storia.
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Martedì 8 novembre è stata battuta all'asta di Christie's la gigantesca fotografia di Andreas Gursky "Rhein II" per la cifra di 4.3 milioni di dollari.
E' diventata quindi la foto più costosa della storia, battendo il precedente record detenuto da Cindy Sherman con la sua "Untitled #96".
Il cosiddetto popolo della rete si sta già facendo sentire, col suo solito ronzio qualunquista, in questo articolo cerco di capire perché invece è un capolavoro, senza soffermarci troppo sulle logiche del mercato dell'arte, ma sulla storia artistica del suo autore.

Rompiamo gli indugi, ecco di cosa stiamo parlando.

Andreas Gursky - Rhein II

Si tratta di una monumentale fotografia del fiume Reno, stampata nel 1999 e che misura la notevole dimensione di tre metri di lunghezza. Gursky ha cominciato prima di altri a adottare grandi formati, la sua ricerca estetica propone in modo interessante i temi della globalizzazione. L'architettura è il pilastro portante delle sue fotografie, declinato nell'analisi del paesaggio urbanizzato, delle brutture e alienanti costruzioni del nuovo millennio, tuttavia senza un giudizio sociale o politico, ma con un'accurata posizione distante. Le sue immagini sono dense e profondamente costruite, abbracciano un mondo dagli orizzonti amplissimi e oscillanti tra il minimalismo e l'affollamento caotico della società contemporanea.

L'approccio è dunque neutro e scostante, quasi a seguire la lezione di Bernd e Hilla Becher e la sobria documentazione "archivistica" del paesaggio.

Ma chi è Andreas Gursky?
Nota a Lipsia nel 1955, figlio e nipote di fotografi, è il primo del gruppo di fotografi della scuola di Dusseldorf a potersi permettere una vita da artista. Cominciò gli studi a Essen nel 1977, entra poi nella classe di Dusseldorf nel 1980 e termina gli studi nel 1987.
La critica ha spesso ritenuto poco significativo il suo rapporto con la posizione dei Becher. In un'intervista dichiara invece, dimostrandosi in questo modo vicino agli insegnamenti dei suoi maestri, di voler creare una sorta di "enciclopedia della vita", da non esplicarsi necessariamente in una molteplicità di immagini e tipologie.
Dai primi anni con formati di medie dimensioni, le sue immagini raggiungono dimensioni monumentali, realizzate in esiguo numero, prima con strumenti analogici. Sebbene evidentemente "costruite", non perdono mai di enigmaticità, anzi inducono alla riflessione e alla ricerca delle domande giuste.

Andreas Gursky

Ampi spazi, vuoti o riempiti della folta presenza umana, mai con uno sguardo ravvicinato sulle persone ma distante e distaccato. Lo spazio diventa architettura, segnato da elementi geometrici e fortemente strutturato in tutte le sue opere.
Le sue fotografie richiedono un'osservazione lunga e prolungata, rappresentazioni iconografiche che però si sostanziano nella ricerca e lettura di tutti i dettagli. Un esempio dell'estremizzazione del particolare è proprio 99 cent.

Andreas Gursky - 99 cent

Fotografie di concerti, arene, città, con l'artificio della sovrapposizione di prospettive, microscopiche e macroscopiche. Le foto finiscono per assumere un'aura atemporale, da natura morta.

Eccoci dunque a Rhein II.
Un non luogo, che privato dei connotati che caratterizzano il paesaggio, simboleggia una metafora.
Lo stesso Gursky lo descrive come il posto dove spesso andava a correre, vicino casa e che dunque conosceva bene. Un giorno scopre che la corrente del fiume, con un'inclinazione particolare della luce, produceva dei riflessi particolari, la massa di acqua formava un tessuto agitato e complesso che fluiva come un corpo all'unisono.
In un bellissimo documentario a lui dedicato, ricordo l'analisi critica di Hilla Becher su questa fotografia, facendo notare la rimozione di alcuni dettagli sull'orizzonte; c'era una centrale sullo sfondo rimossa digitalmente e qualche "sporcatura" dovuta a piccoli oggetti. La stessa Hilla apprezzava il gioco di luce che si formava sull'acqua, accendendo la componente enigmatica e iconica del soggetto.

Andreas Gursky - Rhein II

Il bellissimo volume La Scuola di Dusseldorf (uscito nel 2010 ed edito da Johan & Levi) descrive con acutezza quel brillante periodo creativo che ha contraddistinto la città dei coniugi Becher (dei quali ho parlato nell'articolo Bernd & Hilla Becher) e dei loro talentuosi allievi, tra cui appunto Gursky, Candida Hofer (Candida Hofer e il concetto dello spazio sociale) e Elger Esser (il paesaggio rarefatto di Elger Esser).


Altre considerazioni su BBC: http://www.bbc.co.uk/news/entertainment-arts-15689652

6 commenti:

  1. Michele Smargiassi sul suo blog "Fotocrazia" discute oggi della logica di mercato che muove fenomeni come questo di Gursky.
    Invito alla lettura.
    http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2011/11/21/il-gusto-dei-mercati/

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  2. Gli artisti contemporanei inseguono le grandi dimensioni, come se la dimensione fosse indizio di valore. In effetti una grande opera costa molto anche se è solo una raccolta di rifiuti, e quindi si fa solo se le è garantito dalla critica istituzionale il recupero delle spese.
    Leonardo Terzo

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    1. sarebbe impossibile ammirare le immagino di Candida Hofer se non avessero le dimensioni gigantesche che hanno... Se fossero "normali" non si vederebbe nulla.

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  3. semplicemente basta avere il culo parato da un gallerista che ti spaccia artista e il gioco è fatto

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    1. Bisogna anche essere fotografi di serie A.

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