lunedì 16 aprile 2012

Hiroshi Watanabe e il teatro tradizionale giapponese

Le immagini di Hiroshi Watanabe raccontano con delicatezza il mondo del teatro Kabuki. Il profumo della cultura tradizionale giapponese e un gusto per quel gioco sottile e ingannatore che mischia realtà e finzione.
Bambini e altri attori nascosti dietro un pesante trucco e scimmie addestrate.

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"Vorrei che le mie immagini distillassero scene che vanno dall'effimero all'eterno, dall'esoterico al simbolico. Un concetto che attraversa tutto il mio lavoro è quello di conservazione. Faccio ogni sforzo per registrare fedelmente il mondo che mi circonda, un mondo in trasformazione che, quanto meno nella mia mente, merita la conservazione e che costantemente cerco di espandere."

Un assaggio di storia nelle ricette fotografiche di Watanabe, il profumo della cultura tradizionale e un gusto per quel gioco sottile e ingannatore che mischia realtà e finzione.

Il fascino discreto delle fotografie come quella morbida e seducente del collo di una donna con una complessa acconciatura e in abiti tradizionali, sui quali si poggia una luce delicata e l'occhio dell'artista che ne espande l'eleganza. Oppure la coppia di bambini, truccati di bianco e con le orecchie da coniglio, uno scatto potentissimo e ricco di simboli, che va analizzato con lentezza e scrupolosità e per il quale occorre ripercorrere la storia del teatro tradizionale e scoprire di più di questo interessante artista giapponese.


photo by Hiroshi Watanabe

Cominciamo con le presentazioni, chi è Hiroshi Watanabe?
E' nato a Sapporo, in Giappone nel 1951. Si laurea presso Dipartimento di Fotografia della Nihon University nel 1975. Si trasferisce a Los Angeles dopo la laurea e vi stabilisce la sede della sua società di produzione per spot televisivi. Nel 2000 chiude la sua società di produzione e da quel momento lavora a tempo pieno come fotografo.
Watanabe torna in Giappone per realizzare una serie di ritratti. Sceglie di fotografare la cultura del teatro Kabuki in piccole compagnie nelle città rurali, al contrario delle più famose di Tokyo. Tra queste la Matsuo Kabuki è composta interamente da bambini.

E' forte il senso della finzione e l'accuratezza di Watanabe non infrange quello specchio di riflessi interiori dei personaggi e delle persone che interpretano loro e in fondo anche se stessi.
Composizioni raffinate in un bianco e nero sempre pulito e la cura per il dettaglio nella migliore tradizione giapponese. L'approccio del fotografo è una ricerca rispettosa e attenta a mantenere intatto lo spirito di un teatro strutturalmente diverso da quello occidentale e che non presenta alcuna preponderanza della componente comunicativa verbale, un aspetto questo che si adatta perfettamente alla comunicazione fotografica.
In queste fotografie, come nello stesso teatro Kabuki, il particolare prevale su considerazioni morali di carattere generale, ciò rende difficile la lettura lasciando all'osservatore (e allo spettatore) l'interpretazione di sottili mutamenti che risultano in una crescita nella tensione emotiva. E' singolare come le fotografie rispettino il maturare di un meccanismo di scoperta che "esplode" in una fortissima tensione.
Tra l'altro figuriamoci come potrebbe essere la trasposizione fotografica del teatro , ancora più complesso e che prevede una certa preparazione culturale per essere scardinato e compreso.

Le opere e le immagini dunque si uniscono nel non voler trattare argomenti di ordine generale o questioni esistenziali ma si esplicitano nei particolari rappresentati da situazioni forti, spesso scollegate e frammentarie.
L'immagine si muove come il personaggio di un'opera, segue le regole della cultura orientale e si esprime così anche nella messinscena visiva.


photo by Hiroshi Watanabe

"Gli attori Kabuki che vedete nelle mie fotografie non fanno parte di compagnie teatrali tradizionali di Tokyo. Provengono da una piccola compagnia di una città chiamata Nakatsugawa. La città è comodamente poggiata ai piedi delle Alpi Giapponesi. Si trovava tra Tokyo e Kyoto sulla vecchia strada principale Nakasendo, già utilizzata in epoca Edo. Per la posizione strategica fiorì come luogo di commercio, circa trecento anni fa. La città divenne ricca, ma non aveva la cultura delle grandi e lontane città. Per quello attendeva la società Kabuki, che arrivava in città solo una volta all'anno. Stanca di aspettare, finalmente ha deciso di pensarci da sola. Si è costruita un teatro e noleggiato di truccatori, costumisti, artigiani di Kyoto solo per sé e si è cominciato a rappresentare le storie preferite. Nacque così la sua tradizione".

Gli attori sono nascosti dietro un pesante trucco. Anche quando si siedono davanti alla macchina fotografica risultano molto presi nei loro ruoli tanto da prestare scarsa attenzione alla presenza del fotografo.

"D'altra parte, non hanno paura di me, o di chiunque altro, anche perché i loro volti sono protetti dal pesante make-up. Possono essere se stessi senza preoccuparsi degli altri, come se fossero comparse di una festa in maschera. Pensano che nessuno sappia veramente chi è lui o lei, o almeno pensano di trovarsi in un mondo fittizio. E' in quei momenti che li sento molto più vicini a me."
Hiroshi Watanabe


photo by Hiroshi Watanabe

photo by Hiroshi Watanabe

photo by Hiroshi Watanabe

Nel suo ultimo progetto "Suo Sarumawashi" che letteralmente significa "danza della scimmia" riprende i piccoli e agili macaco giapponesi, simbolo di saggezza, ancora oggi interpreti della millenaria arte popolare del teatro.
Fin dall'antichità in Giappone si parla di essa come una forma di rituale religioso concepita per proteggere i cavalli dei guerrieri. Sviluppatasi poi come forma di intrattenimento, si svolge nei templi e nelle corti imperiali.
Oggi il Sarumawashi è insieme all'arte di Noh (un dramma musicale) e Kabuki (una forma di danza drammatica) una delle più antiche e tradizionale arti dello spettacolo giapponese.
Watanabe si è ricordato di quelle scimmie negli spettacoli della sua infanzia e si è recato in Giappone per riscoprire questa tradizione.
Il risultato è una serie fotografica in cui ritrae gli animali con grande dignità e rispetto. "Le scimmie sono addestrate a mimare le espressioni umane e i movimenti sul palco di un attore, è questo ciò che mi ha incuriosito. Credo che effettivamente abbiano sentimenti simili a quelli degli umani, se non più profondi e sottili."


photo by Hiroshi Watanabe

photo by Hiroshi Watanabe

photo by Hiroshi Watanabe

photo by Hiroshi Watanabe

Il sito ufficiale: www.hiroshiwatanabe.com
Alcune parti tratte da La Lettre de la Photographie.

1 commento:

  1. Complimenti, articolo e foto stupende!

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