giovedì 30 settembre 2010

la sequenza strana di Ghirri

"lo studio Morandi a Grizzana", 1989, Luigi Ghirri

Le fotografie di Luigi Ghirri hanno influenzato una generazione e la loro apparente semplicità si inserisce in un modo di pensare la fotografia che diventa un grande mosaico, un grande progetto di visione del mondo.
In questo passo Ghirri elenca quella strana sequenza di oggetti, comuni, quotidiani, ma sopratutto quei frammenti un po' misteriosi che si incastrano per delineare un paesaggio intimo e familiare.


Giordano Bruno dice che le immagini "sono enigmi che si risolvono col cuore".
A chi mi chiede a volte che cosa sia la fotografia rispondo con questa frase perchè, tra le possibili risposte anche pertinenti, ma comunque sempre un po’ parziali e restrittive, questa mi pare che sia, nella sostanza, la più vicina a quello che penso.
Questa frase potrebbe apparire anche come una felice semplicifazione ad effetto, penso invece che indichi il modo più giusto di relazionarsi non solo con le immagini e quindi anche con le fotografie, ma anche con altri innumerevoli misteri dello sguardo.
Forse è questo il sentimento che mi guida quando guardo un paesaggio, le linee di un volo, i volumi di un’architettura, le superfici colorate di un muro, le luci incerte di qualche notturno o la strana armonia che le nuvole donano ad ogni paesaggio del mondo.

E’ difficile dire perchè una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto, un muro, un colore, uno spazio, una casa diventino improvvisamente familiari, nostri. Sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi, una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi.

Mettendoli in fila, uno dopo l’altro, questi luoghi formano una specie di sequenza strana fatta di pietre, chiese, gesti, luci, nebbie, rami coperti di brina, mari azzurri; diventano il nostro paesaggio impossibile, senza scala, senza un ordine geografico per orientarci; un groviglio di monumenti, luci, pensieri, oggetti, momenti, analogie formano il nostro paesaggio della mente che andiamo a cercare anche inconsciamente, tutte le volte che guardiamo fuori da una finestra, nell'aperto del mondo esterno, come fossero i punti di un’immaginaria bussola che indica una direzione possibile.

Luigi Ghirri, Dattiloscritto, 1989

Passo tratto dal catalogo della mostra "Paesaggi" di Luigi Ghirri e Mario Giacomelli.

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